Appunti tecnici
1 - Filtri fotografici: tipi ed usi 
Filtri fotografici

Tutti i fotografi dilettanti pensano prima o poi di comprare un filtro. E’ l'accessorio che - a detta dei produttori - consente a tutti di fotografare come Hamilton o come chissà chi. Niente di più falso e il fotografo ben presto se ne accorge con il risultato di riporre, nel cassetto delle cose inutili, il set di filtri "creativi" o la serie di filtri più o meno colorati.

Ma quali sono allora quelli che invece servono realmente e a cosa servono?  Due tipi su tutti: Polarizzatore e Skylight. Il primo, selezionando tutti i raggi luminosi che non sono perpendicolari al piano di polarizzazione, permette in pratica di attutire le luci riflesse e di far aumentare il contrasto generale delle immagini; il secondo elimina le radiazioni ultraviolette che sono responsabili delle dominanti azzurre tipiche delle foto scattate in montagna, in zone d'ombra e nelle giornate nuvolose. Proprio in queste situazioni l'uso dello Skylight è consigliabile, non però in altre.

Identico effetto è ottenibile anche con il fíltro UV che, a differenza del precedente, non arricchisce l'immagine di una lievissima dominante calda. Ultima categoria è quella dei filtri cosiddetti "creativi". Coloratissimi, prismatici per la creazione di immagini multiple, a colori degradanti, a fuoco morbido e via discorrendo. Il vero fotoreporter li userà solo  in rarissime occasioni. Il fotoamatore quasi certamente ne  introdurrà un'intera serie nel proprio corredo, salvo poi scoprire ben presto che la loro utilità è quella di far capire... quanto siano inutili.

Discorso a parte meritano i cultori del bianco e nero, settore nel quale i filtri colorati assumono ben altra importanza. Va tuttavia detto che anche in questo caso quelli realmente utili sono pochi: rosso, arancio, giallo e tutt’al più verde.

Tutte le più grandi case produttrici di macchine fotografiche offrono  una gamma più o meno completa di filtri, specificatamente studiati per le loro macchine. Anche se in tal caso la qualità dei vetri e delle lavorazioni è certamente   fuori discussione, il loro costo a volte è  ingiustificato. Ecco che allora sono molti quelli che si rivolgono alle marche universali che vendono comunque prodotti di ottima fattura a prezzi molto più abbordabili.

I filtri fotografici, compresi i soft, i polarizzatori e i grigio neutro hanno tutti (perlomeno quelli che non sono fondi di bottiglia) uno speciale trattamento antiriflesso, per evitare di introdurre luci parassite che potrebbero rovinare le foto. Generalmente vengono contraddistinti da una lettera e da uno o più numeri: la lettera identifica il tipo di filtro, cioè la sua funzione, il numero identifica  la sua intensità nell'ottenere quel determinato effetto.

La presenza del filtro sopra l'obiettivo generalmente implica un assorbimento di luce che puo' essere maggiore o minore in base al tipo di filtro. Sulla montatura del filtro viene quindi riportato un numero che indica il cosiddetto 'fattore filtro' cioè il grado di assorbimento. Quindi se, ad esempio un filtro ha un fattore 2 per ottenere una corretta esposizione si deve aumentare il tempo di esposizione oppure aprire il diaframma di una unità. Questo ragionamento è valido però soltanto con macchine che non effettuano la lettura dell'esposizione attraverso l'obiettivo.
Le fotocamere moderne generalmente non hanno questa necessità: quasi tutte infatti misurano la luce della scena attraverso l'obbiettivo (TTL) e qundi la misurazione dell'esposizione avviene considerando già le variazioni apportate dalla presenza del filtro.

2 - Caratteristiche dei filtri per fotografia