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Fotografia su pellicola




Uno spiritoso trattatello di fotografia utile ai principianti
(e non solo)


Bisogna sapere che...

Lo 'spaccato' di un moderno obiettivo
 

1- La macchina fotografica è fatta di plastica, ferro, alluminio, vetro e poche altre cose. Possiede molti numeri scritti su ghiere rotanti. Fare fotografie dovrebbe voler dire saper usare questi numeri. Fare belle fotografie è tutta un'altra cosa.

2- I numeri sono ordinati su tre o quattro scale.
10-5-3-2-1,7-1,5-1,2-1- 0,8 ecc. è la scala delle distanze in metri.
22-16-11-8-5,6-3,8-2,8-2-1,4 è la scala del diaframmi.
B 1 2 4 8 15 30 60 125 250 500 1000 2000 ecc. è la scala dei tempi d'esposizìone in frazioni di secondo. Cioè per esempio 8 sta per 1/8° di secondo, 250 per 1/250° di secondo e così via. B è un'intrusa perché non è un numero. In pratica vuol dire posa a volontà quando si tiene schiacciato il bottone di scatto.
6400.. 3200.. 1600.. 800.. 400.. 200.. 100.. 5.. 25.. 12.. 6.. è la scala della sensibilità espressa in gradi in ISO (una volta si chiamavano ASA) ma talvolta non c'è.
.. sono due puntini tra un numero e l'altro. Ma non sono degli intrusi perché sostituiscono i due numeri intermedi, rìspettivamente il precedente diviso per 2 e il seguente moltiplicato per 2. Per far contento anche il fotografo matematico!

3- La scala delle distanze se c’è …non si usa. Infatti tutte le macchine degne di essere chiamate tali (escluse quelle per riprese aeree) possiedono qualche marchingegno per la ‘messa a fuoco’. Per messa a fuoco non si intende...incendiare la pellicola ma solo l'operazione con cui si regola la nitidezza della fotografia, in base alla distanza tra macchina fotografica e soggetto. Nelle macchine più vecchie la regolazione della messa a fuoco avviene a mano, con un sistema a telemetro o stigmometro, o con una zona microprismatica, o semplicemente (le parenti povere) controllando la nitidezza su un vetro smerigliato visibile nel mirino. Con questo mettono a fuoco l'oggetto da riprendere indipendentemente dalla sua distanza, mentre un mirino che si rispetti lo porge nella sua prospettiva fotografica. Nei casi piu disperati ci sono almeno i simboli di mezzo busto, figure intere, campo lungo, che si usano come scale delle distanze. Ma le macchine più moderne hanno invece un sistema di messa fuoco automatica, più o meno efficiente, che regola da solo la nitidezza del soggetto. Sono le cosiddette Autofocus.

4- La scala dei diaframmi serve a regolare la luminosità dell'immagine sulla pellicola, cioè la luce che arriva sulla pellicola al momento delo scatto. Il diaframma è costituito da una serie di lamelle concentriche situate all'interno dell'obbiettivo. Che i numeri siano le radici quadrate del rapporto tra la luminosità dell’immagine e la brillantezza del soggetto, in unità internazionali, moltiplicate per quattro e divise per pi greca… al fotografo proprio non gliene importa niente. A lui basta sapere che ad ogni numero la luminosità raddoppia o dimezza.

diaframma.jpg (9854 byte)





Il diaframma è costituito da una serie di lamelle concentriche. Si trova all'interno dell'obiettivo e serve a regolare la quantità di luce che entra nella macchina fotografica.

5- La scala dei tempi serve a regolare il tempo di esposizione. L'esposizione non è una mostra, ma il tempo di durata dello scatto, cioè per quanto tempo la luce deve rimanere sulla pellicola per ottenere una buona immagine. Mentre nella preistoria della fotografia l'esposizione durava anche alcune ore oggi è invece di centesimi o millesimi di secondo. Essa avviene per l'apertura di un otturatore che può essere centrale, a lamelle, dentro o vicino all'obiettivo, oppure a tendina scorrevole, davanti alla pellicola. Mentre con l'otturatore centrale tempi brevi richiedono elevate velocità di apertura o come si dice in termine tecnico di otturazione (lamelle che sì aprono e si chiudono velocemente), con quello a tendina il tempo può essere fatto breve a piacere semplicemente rendendo piccola la fessura (tendine che si inseguono a distanza ravvicinata). Nessun onore e gloria quindi ai costruttori che si vantano del loro 12.000° dì secondo. Anche i tempi in quasi tutte le macchine fotografiche oggi vengono spesso impostati in modo automatico, ma per foto particolarmente difficili il fotografo degno di questo nome deve saper regolare anche manualmente la sua macchina, se essa consente di farlo.







L'otturatore a tendina della Nikon F3.

6- La sensibilità della pellicola non riguarda il fatto che essa si puo' mettere a piangere se la foto viene sbagliata e nemmeno è la dote di captare ogni sfumatura della scena, ma più prosaicamente indica la facilità a riportare l’immagine sulla pellicola con poca luce. Più la pellicola è sensibile, meno luce occorre, più però sull’immagine appare evidente la cosiddetta ‘grana’ (cioè i punti microscopici che formano l’immagine) e quindi essa non può essere ingrandita troppo. Una sensibilità media è attorno ai 100 o 200 ISO ed infatti sono queste le pellicole più usate. I progressi chimici stanno comunque facendo in modo che anche pellicole di elevata sensibilità (400 Iso o più) ormai non presentino più una ‘grana’ evidente.Una sensibilità bassa della pellicola (per esempio 64 ISO) a parità di condizioni di luce sigNifica riproduzione dei dettagli più minuti sulla pellicola ed assenza totale di grana, ma minore sensibilità, quindi tempi più lunghi di esposizione. Una sensibilità alta (ad esempio 800 ISO, 1600 ISO o più) vuol dire disporre di una pellicola che viene impressionata con pochissima luce, quindi esposizioni molto più rapide o possibili anche di notte, ma anche, come dicevamo, una granulosità maggiore e quindi la perdita dei dettagli più fini dell'immagine.

7- L'esposizione è il risultato di un prodotto: quello tra la luminosità dell'immagine sulla pellicola ed il tempo impostato. Raddoppiando la prima e dimezzando la seconda il prodotto non cambia. Madre e padre dell'esposizione sono quindi una coppia di valori: ad esempio 125-11 dove il primo numero indica il tempo di esposizione (cioè 1/125° di secondo) e l’altro numero l’apertura di diaframma, cioè quanta luce passa attraverso le lenti dell’obiettivo. Se la coppia cambia diventando 250-8 o 60-16 l'esposizione non cambia. Il risultato fotografico spesso sì, ma questo è un altro discorso.

8- La giusta esposizione è legata a due variabili oggettive: la brillantezza dell'oggetto da fotografare e la sensibilità della pellicola usata, e ad una variabile soggettiva (che dipende quindi dal fotografo) cioè la resa tonale (il risultato) che si vuole ottenere. Il valore di questa ultima variabile è determinato in base all’esperienza che purtroppo non si puo’ insegnare.

9- La brillantezza del soggetto da fotografare è legata alla quantità di luce che la illumina. Anche le Star non brillano di luce propria, al contrario di quanto si potrebbe credere. La luce si misura con uno strumento chiamato esposimetro. Occorre dire all'esposimetro qual’è la sensibilità della pellicola che si usa. Altrimenti si arrabbia e...risponde male. Puntandolo sull'oggetto da fotografare il suo indicatore (può essere un indicatore luminoso, a cristalli liquidi o, nei tipi più vecchi, una lancetta) ne indica la brillantezza. Nelle fotocamere moderne l'esposimetro è incorporato e non si vede perché nella maggior parte dei casi ‘legge’ l’intensità della luce attraverso l’obiettivo. Nel mirino però spesso si vedono i risultati del suo lavoro: cioè numeretti o indicatori che dicono che la foto è OK oppure no. Nelle macchine automatiche imposta lui stesso tutto quanto (cioè tempi e diaframmi) perché…non si fida del fotografo!


Lo 'spaccato' di
una moderna reflex con
sistema antivibrazioni

Il sistema antivibrazioni di una moderna reflex

10- I fotografi di una volta facevano tutto senza esposimetro cioè a occhio basandosi solo sulla loro grande esperienza…e con pellicole che non perdonavano nessun errore, come invece fanno quelle moderne.Cioè pellicole che non avevano grande 'latitudine di posa' cioè appunto la facoltà di azzeccare la fotografia anche quando si sbaglia. E quelli che non avevano esperienza? Beh si regolavano con una particolare tabellina che riportiamo QUI perché è molto utile conoscerla se veramente volete imparare la fotografia. La potete mandare a memoria (più o meno) oppure stamparla e ricordarvene in tutte le occasioni in cui è meglio regolare la macchina fotografica manualmente.

11- Per ottenere fotografie non mosse al principiante si dice che occorre tener ben ferma la macchina al momento dello scatto. In realtà se l'oggetto da riprendere si muove occorre seguirne il movimento con dolcezza mantenendolo sempre nello stesso punto del mirino. Si usa un tempo breve se si vuole congelare soggetto e fondo, più lungo se si vuole ‘filare’ il fondo e congelare il soggetto. Questo effetto si chiama ‘panning’.

12- Si dice che a forti aperture l'obbiettivo perde di incisività. Anche in quelle ottiche in cui ciò è vero la diminuita 'incisività dell'obiettivo influisce sulla nitidezza finale dell'immagine in modo meno negativo di quanto non vi influisca un lungo tempo di esposizione con macchina in mano. Specialmente se il fotografo, emozionato, trema!

13- La zona di nitidezza (che i fotografi chiamano profondità di campo) di un obiettivo dipende dalla sua lunghezza focale, dal valore a cui è diaframmato, dalla distanza del soggetto, ma soprattutto dal cosiddetto "diametro del cerchio di minima confusione" che è un dato abbastanza aleatorio e che comunque non si conosce quasi mai a priori. Il "cerchio di minima confusione" non confonde solo la nitidezza ma anche le idee al fotografo. Peggiore è un obiettivo, maggiore è la zona di nitidezza che esso fornisce: nel senso che il soggetto può allontanarsi o avvicinarsi, all'interno di questa zona, rimanendo sempre a fuoco, senza che sia necessario modificare l'impostazione della scala delle distanze. Perché ben a fuoco (in modo scientifico) il soggetto non lo è mai, neppure alla distanza giusta. Contando su questo le fotocamere più semplici (come le ‘usa e getta’) hanno un diaframma fisso che viene mantenuto molto chiuso, per fare in modo che la fotografia venga bene più o meno a qualsiasi distanza. Questo però implica che le fotografie possono essere fatte quasi solo con pochissima luce cioè quando c’è il sole.

14- Per aumentare la zona di nitidezza è necessario chiudere il diaframma. L'eterno dilemma del fotografo (o della macchina fotografica automatica…) è quindi ottenere un compromesso tra tempo breve di esposizione e zona di nitidezza elevata. Si preferirà il primo quando il soggetto è in movimento. Si preferirà la seconda là dove sarà difficile mettere a fuoco o si vorranno avere nitidi sulla foto piani diversi, cioè soggetti che sono a diverse distanze.