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Uno spiritoso trattatello di fotografia utile ai principianti
(e non solo)
Bisogna sapere che...
| 1- La macchina fotografica è fatta di plastica, ferro, alluminio, vetro e poche altre cose. Possiede molti numeri scritti su ghiere rotanti. Fare fotografie dovrebbe voler dire saper usare questi numeri. Fare belle fotografie è tutta un'altra cosa. 2- I numeri sono ordinati su tre o
quattro scale. 3- La scala delle distanze se cè non si usa. Infatti tutte le macchine degne di essere chiamate tali (escluse quelle per riprese aeree) possiedono qualche marchingegno per la messa a fuoco. Per messa a fuoco non si intende...incendiare la pellicola ma solo l'operazione con cui si regola la nitidezza della fotografia, in base alla distanza tra macchina fotografica e soggetto. Nelle macchine più vecchie la regolazione della messa a fuoco avviene a mano, con un sistema a telemetro o stigmometro, o con una zona microprismatica, o semplicemente (le parenti povere) controllando la nitidezza su un vetro smerigliato visibile nel mirino. Con questo mettono a fuoco l'oggetto da riprendere indipendentemente dalla sua distanza, mentre un mirino che si rispetti lo porge nella sua prospettiva fotografica. Nei casi piu disperati ci sono almeno i simboli di mezzo busto, figure intere, campo lungo, che si usano come scale delle distanze. Ma le macchine più moderne hanno invece un sistema di messa fuoco automatica, più o meno efficiente, che regola da solo la nitidezza del soggetto. Sono le cosiddette Autofocus. 4- La scala dei diaframmi serve a regolare la luminosità dell'immagine sulla pellicola, cioè la luce che arriva sulla pellicola al momento delo scatto. Il diaframma è costituito da una serie di lamelle concentriche situate all'interno dell'obbiettivo. Che i numeri siano le radici quadrate del rapporto tra la luminosità dellimmagine e la brillantezza del soggetto, in unità internazionali, moltiplicate per quattro e divise per pi greca al fotografo proprio non gliene importa niente. A lui basta sapere che ad ogni numero la luminosità raddoppia o dimezza.
5- La scala dei tempi serve a regolare il tempo di esposizione. L'esposizione non è una mostra, ma il tempo di durata dello scatto, cioè per quanto tempo la luce deve rimanere sulla pellicola per ottenere una buona immagine. Mentre nella preistoria della fotografia l'esposizione durava anche alcune ore oggi è invece di centesimi o millesimi di secondo. Essa avviene per l'apertura di un otturatore che può essere centrale, a lamelle, dentro o vicino all'obiettivo, oppure a tendina scorrevole, davanti alla pellicola. Mentre con l'otturatore centrale tempi brevi richiedono elevate velocità di apertura o come si dice in termine tecnico di otturazione (lamelle che sì aprono e si chiudono velocemente), con quello a tendina il tempo può essere fatto breve a piacere semplicemente rendendo piccola la fessura (tendine che si inseguono a distanza ravvicinata). Nessun onore e gloria quindi ai costruttori che si vantano del loro 12.000° dì secondo. Anche i tempi in quasi tutte le macchine fotografiche oggi vengono spesso impostati in modo automatico, ma per foto particolarmente difficili il fotografo degno di questo nome deve saper regolare anche manualmente la sua macchina, se essa consente di farlo.
6- La sensibilità della pellicola
non riguarda il fatto che essa si puo' mettere a piangere se la foto viene sbagliata e
nemmeno è la dote di captare ogni sfumatura della scena, ma più prosaicamente indica la
facilità a riportare limmagine sulla pellicola con poca luce. Più la pellicola è
sensibile, meno luce occorre, più però sullimmagine appare evidente la cosiddetta
grana (cioè i punti microscopici che formano limmagine) e quindi essa
non può essere ingrandita troppo. Una sensibilità media è attorno ai 100 o 200 ISO ed
infatti sono queste le pellicole più usate. I progressi chimici stanno comunque facendo
in modo che anche pellicole di elevata sensibilità (400 Iso o più) ormai non presentino
più una grana evidente.Una sensibilità bassa della pellicola (per esempio 64
ISO) a parità di condizioni di luce sigNifica riproduzione dei dettagli più minuti sulla
pellicola ed assenza totale di grana, ma minore sensibilità, quindi tempi più lunghi di
esposizione. Una sensibilità alta (ad esempio 800 ISO, 1600 ISO o più) vuol dire
disporre di una pellicola che viene impressionata con pochissima luce, quindi esposizioni
molto più rapide o possibili anche di notte, ma anche, come dicevamo, una granulosità
maggiore e quindi la perdita dei dettagli più fini dell'immagine. 7- L'esposizione è il risultato di
un prodotto: quello tra la luminosità dell'immagine sulla pellicola ed il tempo
impostato. Raddoppiando la prima e dimezzando la seconda il prodotto non cambia. Madre e
padre dell'esposizione sono quindi una coppia di valori: ad esempio 125-11 dove il primo
numero indica il tempo di esposizione (cioè 1/125° di secondo) e laltro numero
lapertura di diaframma, cioè quanta luce passa attraverso le lenti
dellobiettivo. Se la coppia cambia diventando 250-8 o 60-16 l'esposizione non
cambia. Il risultato fotografico spesso sì, ma questo è un altro discorso. 8- La giusta esposizione è legata
a due variabili oggettive: la brillantezza dell'oggetto da fotografare e la sensibilità
della pellicola usata, e ad una variabile soggettiva (che dipende quindi dal fotografo)
cioè la resa tonale (il risultato) che si vuole ottenere. Il valore di questa ultima
variabile è determinato in base allesperienza che purtroppo non si puo
insegnare. 9- La brillantezza del soggetto da fotografare è legata alla quantità di luce che la illumina. Anche le Star non brillano di luce propria, al contrario di quanto si potrebbe credere. La luce si misura con uno strumento chiamato esposimetro. Occorre dire all'esposimetro qualè la sensibilità della pellicola che si usa. Altrimenti si arrabbia e...risponde male. Puntandolo sull'oggetto da fotografare il suo indicatore (può essere un indicatore luminoso, a cristalli liquidi o, nei tipi più vecchi, una lancetta) ne indica la brillantezza. Nelle fotocamere moderne l'esposimetro è incorporato e non si vede perché nella maggior parte dei casi legge lintensità della luce attraverso lobiettivo. Nel mirino però spesso si vedono i risultati del suo lavoro: cioè numeretti o indicatori che dicono che la foto è OK oppure no. Nelle macchine automatiche imposta lui stesso tutto quanto (cioè tempi e diaframmi) perché non si fida del fotografo!
10- I fotografi di una volta
facevano tutto senza esposimetro cioè a occhio basandosi solo sulla loro grande
esperienza
e con pellicole che non perdonavano nessun errore, come invece fanno
quelle moderne.Cioè pellicole che non avevano grande 'latitudine di posa' cioè appunto
la facoltà di azzeccare la fotografia anche quando si sbaglia. E quelli che non avevano
esperienza? Beh si regolavano con una particolare tabellina che riportiamo QUI perché è
molto utile conoscerla se veramente volete imparare la fotografia. La potete mandare a
memoria (più o meno) oppure stamparla e ricordarvene in tutte le occasioni in cui è
meglio regolare la macchina fotografica manualmente. 11- Per ottenere fotografie non
mosse al principiante si dice che occorre tener ben ferma la macchina al momento dello
scatto. In realtà se l'oggetto da riprendere si muove occorre seguirne il movimento con
dolcezza mantenendolo sempre nello stesso punto del mirino. Si usa un tempo breve se si
vuole congelare soggetto e fondo, più lungo se si vuole filare il fondo e
congelare il soggetto. Questo effetto si chiama panning. 12- Si dice che a forti aperture
l'obbiettivo perde di incisività. Anche in quelle ottiche in cui ciò è vero la
diminuita 'incisività dell'obiettivo influisce sulla nitidezza finale dell'immagine in
modo meno negativo di quanto non vi influisca un lungo tempo di esposizione con macchina
in mano. Specialmente se il fotografo, emozionato, trema! 13- La zona di nitidezza (che i
fotografi chiamano profondità di campo) di un obiettivo dipende dalla sua lunghezza
focale, dal valore a cui è diaframmato, dalla distanza del soggetto, ma soprattutto dal
cosiddetto "diametro del cerchio di minima confusione" che è un dato abbastanza
aleatorio e che comunque non si conosce quasi mai a priori. Il "cerchio di minima
confusione" non confonde solo la nitidezza ma anche le idee al fotografo. Peggiore è
un obiettivo, maggiore è la zona di nitidezza che esso fornisce: nel senso che il
soggetto può allontanarsi o avvicinarsi, all'interno di questa zona, rimanendo sempre a
fuoco, senza che sia necessario modificare l'impostazione della scala delle distanze.
Perché ben a fuoco (in modo scientifico) il soggetto non lo è mai, neppure alla distanza
giusta. Contando su questo le fotocamere più semplici (come le usa e getta)
hanno un diaframma fisso che viene mantenuto molto chiuso, per fare in modo che la
fotografia venga bene più o meno a qualsiasi distanza. Questo però implica che le
fotografie possono essere fatte quasi solo con pochissima luce cioè quando cè il
sole. 14- Per aumentare la zona di
nitidezza è necessario chiudere il diaframma. L'eterno dilemma del fotografo (o della
macchina fotografica automatica
) è quindi ottenere un compromesso tra tempo breve
di esposizione e zona di nitidezza elevata. Si preferirà il primo quando il soggetto è
in movimento. Si preferirà la seconda là dove sarà difficile mettere a fuoco o si
vorranno avere nitidi sulla foto piani diversi, cioè soggetti che sono a diverse
distanze. |
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